appunti lezioni di "la cooperazione allo sviluppo, modelli istituzionali" della Prof Neri
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Di cosa parla
- I modelli di cooperazione allo sviluppo si distinguono in altruisti, focalizzati sul benessere del paese ricevente, ed egoistici, orientati al tornaconto del donatore, sebbene quest'ultimo non sia necessariamente negativo.
- Nella cooperazione pubblica gli strumenti principali sono l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS), che richiede almeno il 25% di dono, e i crediti agevolati caratterizzati da lunghi periodi di grazia e tassi inferiori a quelli di mercato.
- La cooperazione bilaterale instaura un rapporto politico-contrattuale diretto tra governi ma può essere dispersiva, mentre quella multilaterale garantisce neutralità e controlli maggiori a fronte di costi burocratici più elevati.
- Le organizzazioni non governative (ONG) rappresentano la dimensione etico-sociale della cooperazione, operando in settori come l'educazione allo sviluppo, l'emergenza e la cooperazione decentrata senza fini di lucro.
- Il modello italiano è stato definito "a pattumiera" per la mancanza di una strategia coerente e ha subito un processo di istituzionalizzazione graduale che ha portato alla creazione della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo nel 1987.
- Dagli anni '80 la cooperazione italiana ha affrontato fasi di politicizzazione e tentativi di razionalizzazione, pur mantenendo una visione riduttiva che ha impedito cambiamenti strutturali significativi fino al 2014.
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