NARCISO NEL ROMAN D'ALEXANDRE
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Di cosa parla
- Il Roman d'Alexandre di Alessandre de Bernay è un'opera stratigrafica che colma le lacune della fonte latina di Curzio Rufo integrandole con il frammento volgare fiorentino di Alberic de Pisançon, risultando in una complessa rielaborazione metrica in dodecasillabi divisa in quattro branche.
- Nella seconda parte del romanzo, la vicenda di Narciso funge da amplificazione tematica che contrappone l'amore sterile e suicida del giovane alla natura dell'amore coniugale e procreativo delle amazzoni, offrendo al lettore una lezione morale sulla forma corretta dell'amore.
- La tradizione manoscritta si divide in due linee principali: i codici in dodecasillabi (come RAIII) e quelli in decasillabi (come il codice A di Parigi), che presentano differenze significative nella struttura sintattica, nel lessico e nella narrazione dei dettagli della metamorfosi.
- La versione medievale del mito di Narciso introduce innovazioni rispetto a Ovidio, eliminando elementi come Tiresia o Eco, sostituendo la morte per invecchiamento con una trasformazione istantanea in fiore operata dagli Dei e inserendo un'ironia sul concetto di "bel fiore" come simbolo di inutilità.
- Il personaggio di Alessandro Magno è trattato come un eroe archetipico della demisura e dell'oltrepianta, la cui figura mitologica fonde ricostruzione storica e finzione letteraria per esplorare i limiti umani e l'ambizione insaziabile del conquistatore.
- L'inserimento della vicenda di Narciso nel contesto cortese trasforma le amazzoni da figure felini a personaggi eleganti, adattando il mito classico alle esigenze della letteratura cavalleresca e utilizzando la cornice metapoetica per enfatizzare il messaggio didattico sull'amore.
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