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Perché non potremo mai essere certi dell’assolutezza di ciò che noi chiamiamo verità?

Università degli studi di Firenze filosofia 2021
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Anteprima pagina 1 — Perché non potremo mai essere certi dell’assolutezza di ciò  che noi chiamiamo verità?

Di cosa parla

  • La filosofia definisce la verità come qualcosa di indubitabile e certo per tutti, in ogni tempo e luogo, con Husserl che evidenzia la pretesa occidentale di trovare la verità sul mondo, accessibile all'uomo nonostante le sue limitazioni.
  • Questa concezione, tuttavia, presenta problemi che inibiscono la possibilità umana di raggiungere una verità assoluta.
  • La verità, intesa come indubitabile, è sempre legata alla credenza umana e non è una prospettiva ontologica, ma una rappresentazione coerente derivante da premesse credute dall'uomo.
  • Il testo solleva la questione se impostare la verità sulla credenza umana sia un problema, dato che anche il concetto stesso di verità è puramente umano.
  • Due concetti principali minano la possibilità di raggiungere la verità:
    • Lo storicismo: ogni proposizione che aspira alla verità cerca di trascendere il suo contesto storico-culturale. Husserl critica lo storicismo come una forma di scetticismo assurdo, poiché la verità, nel suo rapporto con la realtà, dovrebbe superare i limiti storici.
    • La intersoggettività: l'uomo costruisce il suo mondo attraverso sintesi costitutive e corregge la propria visione tramite il confronto con gli altri, superando i dubbi reciproci. La domanda rimane se la nostra "verità" possa superare tutti i dubbi altrui in modo definitivo.
  • Il legame tra verità e dubbio implica che l'atto di dubitare si svolge nel tempo. Un'asserzione di verità dovrebbe resistere a qualsiasi dubbio futuro, rendendo impossibile la certezza definitiva.
  • Questa visione della verità come indubitabile e sottoposta al dubbio si collega strettamente alla teoria del falsificazionismo di Popper, dove le affermazioni scientifiche sono considerate vere "fino a prova contraria".
  • In conclusione, l'uomo può ricercare la verità, ma si adatta a un pensiero sempre relativo, una caratteristica che appare, per ora, insuperabile.
  • La ricerca di una verità universale è utile, ma per l'uomo, affinché qualcosa sia considerato vero, necessita sempre di una forma di auto-convincimento, rendendo difficile crederci pienamente anche se fosse trovata.

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