Anima in platone e aristotele
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Di cosa parla
- Nel mondo greco arcaico il termine psiche indicava inizialmente il respiro vitale connesso alla capacità respiratoria, mentre dopo la morte l'anima era considerata un'entità autonoma priva delle funzioni vitali e sensoriali che si dirigeva verso l'Ade.
- In Platone avviene una svolta concettuale fondamentale poiché la psiche diventa per la prima volta il centro coordinatore unitario di tutte le funzioni vitali, intellettuali ed emotive precedentemente attribuite a organi specifici come timo o polmoni.
- L'anima platonica è strutturata in tre parti distinte ma interconnesse: quella razionale immortale e divina associata al cervello, la parte animosa legata all'ira e alla forza d'animo collegata ai polmoni, e la parte desiderativa mortale.
- A differenza della concezione platonica che attribuisce immortalità solo alla ragione, Aristotele definisce l'anima come il principio organizzatore e atto di un corpo vivente in potenza, negandone così l'indipendenza sostanziale dall'integrità fisica.
- L'eredità pitagorica della metempsicosi introduceva l'idea che la psiche immortale subisse reincarnazioni successive per scontare colpe commesse fino a quando non raggiungesse una purezza tale da sottrarsi al ciclo delle nascite.
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