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VITTORIO ALFIERI PT.1

Università degli Studi di Padova lingue, letterature e mediazione culturale 2020
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Di cosa parla

  • Vittorio Alfieri, Tragediografo e Autobiografo: Nato ad Asti nel 1749, Alfieri è riconosciuto come uno dei maggiori tragediografi italiani. La sua autobiografia, "La vita" (suddivisa in "rime" e "vita"), ripercorre la sua complessa formazione.
  • Contesto e Identità Linguistica: Cresciuto nel Piemonte sabaudo, dove il francese era la lingua ufficiale, Alfieri sviluppò un senso di inferiorità linguistica, imparando l'italiano principalmente attraverso la letteratura.
  • La Formazione e i Grand Tour: Dopo un'educazione militare a Torino, intraprese una serie di viaggi attraverso l'Europa, noti come Grand Tour. Questi viaggi, spesso circolari e indetti dal desiderio di conoscenza, lo portarono a esplorare diverse corti e culture. Sebbene a tratti fosse descritto come "spleenatico", fu accompagnato dal fedele cameriere Elia.
  • Le Tre Fasi dei Viaggi:
    • Primo Viaggio (17 anni): Un percorso in Italia da Torino a Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, per poi rientrare via Loreto, Ferrara e Venezia.
    • Secondo Viaggio (1768): Lo portò per la prima volta all'estero, toccando Marsiglia, Parigi, Londra, Olanda, Belgio, Lorena e Ginevra.
    • Terzo Viaggio (3 anni): Un'esplorazione più ampia che incluse Germania, Svezia, Finlandia, San Pietroburgo, Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo, con particolare attenzione alle costituzioni e ai governi dei paesi visitati.
  • La Svolta Letteraria e gli Ideali: All'età di 23 anni, Alfieri si dedicò alla carriera letteraria, scrivendo trattati come "Della tirannide" e "Del principe e delle lettere", che analizzano il rapporto tra intellettuali e potere. Questa scelta lo portò a rinunciare alla cittadinanza piemontese e a devolvere le sue proprietà, un gesto per affrancarsi dalla sudditanza regia.
  • Cosmopolitismo e Critica Politica: Partecipe dello spirito cosmopolita, Alfieri criticava le costituzioni europee, prediligendo il modello britannico e svedese per la loro natura parlamentare. Non era un rivoluzionario; rimase inorridito dagli eventi della Rivoluzione Francese a Parigi. I suoi ideali di libertà erano individualistici, non di classe.
  • "La vita" - Struttura e Influenze: L'autobiografia, in cui Alfieri è sia autore che soggetto, è organizzata in due parti e quattro epoche: puerizia, adolescenza, giovinezza e virilità (una quinta epoca, "vecchiaia", non fu mai scritta). L'opera mostra influenze di Jean-Jacques Rousseau, in particolare nel raccontare la puerizia come proiezione dell'uomo adulto.
  • Il Demone dell'Inquietudine: Alfieri descriveva sé stesso come spinto da un "demone di inquietudine" che lo rendeva un viaggiatore instancabile. Solo l'impegno letterario e un "grande amore" avrebbero placato questa irrequietezza.
  • Il Desiderio di Lasciare un Segno: La visita alla tomba di Michelangelo a Santa Croce lo portò alla consapevolezza della necessità di lasciare un'impronta duratura attraverso le sue opere letterarie.
  • Anglomania e Ritorno all'Italianità: Inizialmente affetto da una forte "anglomania" (passione per la cultura inglese), Alfieri la superò tornando a sentirsi pienamente italiano. Le sue descrizioni di Roma riflettono un'inesausta esplorazione urbana.

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