LUDOVICO ARIOSTO PT.2
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Di cosa parla
- Ariosto era poco incline ai viaggi fisici, avendo visitato solo alcune regioni d'Italia (Appennini, Mar Tirreno, Lombardia, Romagna e Toscana).
- Nelle sue Satire (Canto 3), Ariosto afferma di aver "viaggiato" principalmente attraverso le carte geografiche, piuttosto che nel senso letterale del termine.
- Il "viaggio" nell'Orlando Furioso è anch'esso costruito sulle mappe, in particolare quelle di Tolomeo, integrate con portolani come quello di Dulcert.
- Il poema epico cavalleresco, l'Orlando Furioso, inizia con la fuga di Angelica e si conclude metaforicamente con l'arrivo in porto della barca del poeta.
- Nel Canto 46, Ariosto utilizza la metafora della navigazione per paragonare l'opera ad un viaggio e concludere il suo capolavoro. Qui, "la mia carta" rappresenta sia la carta geografica sia l'opera stessa.
- La parafrasi del Canto 46 rivela l'auspicio di Ariosto di un approdo imminente e la sua speranza di sciogliere i voti fatti a chi lo ha condotto in questo lungo tragitto (alla donna amata e al Cardinale Ippolito d'Este), superando la paura di naufragio o di una navigazione senza fine.
- Al momento dell'approdo, Ariosto immagina un'enumerazione di persone che applaudiranno la sua "nave" sbarcata, rappresentando i suoi lettori impliciti ed espliciti.
- L'opera è dedicata al Cardinale Ippolito d'Este.
- La composizione dell'opera è basata su due principi: l'entrelacement (intreccio delle storie dei personaggi) e il differimento (dilazione o ritardo), entrambi fondati sulla struttura del romanzo cavalleresco e la "ricerca" (la quête).
- Ariosto adotta questa struttura portante del romanzo cavalleresco ma la parodizza: il differimento fa sì che la ricerca non porti mai all'oggetto desiderato, e l'entrelacement mescola le storie, come evidente già nel Canto 1.
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