Appunti VERIFICATO

L'OTTOCENTO

Università degli Studi di Padova lingue, letterature e mediazione culturale 2020
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Anteprima pagina 1 — L'OTTOCENTO

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Di cosa parla

  • Il XIX secolo è definito l'Età della Borghesia, caratterizzata dall'industrializzazione e dalla promozione di questa nuova classe, che porta un benessere diffuso, anche per la piccola borghesia impiegata nei servizi.
  • L'industrializzazione, tuttavia, non beneficia tutti e causa IMMIGRAZIONE, con flussi migratori dall'Italia verso paesi più industrializzati, in particolare l'America (es. De Amicis).
  • Il periodo è coloniale, dominato dalla Francia, e vede il trionfo della scienza e del progresso, con la diffusione del darwinismo e del positivismo, che esalta la scienza e la tecnica, interessandosi agli aspetti sociali.
  • Nasce la PSICANALISI, esplorando la sfera dell'irrazionale, precedentemente inesplorata.
  • In Letteratura, si assiste a tentativi di aderire a questi nuovi miti: il romanzo diventa realista e naturalista (Manzoni come predecessore), mentre la poesia rifiuta le nuove ideologie e i valori borghesi, dando vita ai DECADENTISMI (crepuscolarismo, pascolianesimo) che lamentano lo svuotamento della letteratura e l'emarginazione dell'artista a causa dei progressi tecnologici.
  • La prosa si evolve nel romanzo realista, mentre la poesia si volge all'irrazionale e all'estetismo (l'arte per l'arte), dando vita ai poeti maledetti e agli scapigliati, che vivono l'arte come evasione (es. Guido da Verona). L'arte assume un ruolo di svago e distrazione per la borghesia.
  • Nell'Italia di fine '800, si sviluppa un rifiuto della vita borghese da parte della scapigliatura, ma nascono anche il verismo, il classicismo carducciano e le poetiche decadenti (Pascoli, D'Annunzio).
  • Queste poetiche decadenti recuperano la figura archetipica del viaggiatore, Ulisse. Già Tennyson nel 1833, nel suo "Ulysses", lo descrive come un eroe vecchio ma desideroso di continuare a viaggiare per conoscere fino alla fine, un simbolo di sfida e superamento dei limiti.
  • Arturo Graf, in "L'ultimo viaggio di Ulisse" (1897), presenta un Ulisse maturo che riprende il viaggio, la cui morte eroica simboleggia le speranze e il destino degli italiani emigrati in America, incoraggiando a scoprire l'ignoto oltre le "colonne d'ercole".
  • Pascoli in "Italy" racconta il disagio del ritorno in patria di una coppia con una bambina che parla solo inglese, evidenziando le difficoltà di comunicazione tra le generazioni e le culture.
  • Gabriele D'Annunzio, in "Maia" (1903), nel contesto di un viaggio in Grecia, riprende Ulisse come travestimento del superuomo, un eroe che affronta il mare da solo, portando un nuovo valore alla classicità teorizzata da Nietzsche (apollineo e dionisiaco), e alimentando una poesia culturale.

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