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PIETRO METASTASIO

Università degli Studi di Padova lingue, letterature e mediazione culturale 2020
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Anteprima pagina 1 — PIETRO METASTASIO

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Di cosa parla

  • Metastasio (Pietro Trapassi): Nasce a Roma nel 1698 e muore nel 1782. Inizialmente librettista, la sua opera prima, la "Didone abbandonata", fu rappresentata nel 1724. Si trasferisce a Vienna nel 1730, divenendo poeta cesareo (imperiale) per la corte degli Asburgo, una posizione di prestigio.
  • Contesto del XVIII secolo: Il periodo è segnato da importanti migrazioni artistiche e dal concetto di COSMOPOLITISMO. Il cosmopolitismo settecentesco si distingue per l'enfasi sull'uguaglianza di tutti gli esseri umani (anticipando la Rivoluzione francese) e la critica alla schiavitù. Un elemento chiave è la Repubblica delle Lettere, un'ideale comunità intellettuale che trascende i confini statali e le guerre, unendo i letterati in una solidarietà basata sulla conoscenza.
  • Il Melodramma: È un'opera musicale composta da una partitura, un libretto e la musica. Il libretto, opera del poeta, sviluppa la trama, versifica le arie e le affida a un compositore. I cantanti sono i principali protagonisti. Il libretto è strutturato in 3 atti, suddivisi in scene. Ogni scena comprende:
    • Recitativo: Parte recitata, con endecasillabi sciolti o settenari.
    • Aria: Parte cantata (due strofe), dove i personaggi esprimono il loro stato d'animo, senza dialogo. In Metastasio, l'aria conclude sempre la scena.
  • Innovazione di Metastasio: La sua profonda innovazione consiste nella sostituzione di libretti fantastici con opere basate su fonti storiche o mitologiche, come l'Eneide di Virgilio per la "Didone abbandonata". Introduce nel libretto:
    • L'Argomento: una spiegazione del contesto narrativo.
    • Gli Interlocutori: i personaggi accompagnati da brevi didascalie.
    • Le Didascalie: note introduttive per la regia e il pubblico.
    • Il Dialogo: un'alternanza di endecasillabi e settenari.
  • La Didone abbandonata: Rappresentata per la prima volta a Napoli nel 1724. In quest'opera, Enea è raffigurato come un eroe della perplessità, combattuto tra l'amore per Didone e il dovere morale imposto dagli dei e dal padre di fondare una nuova patria. Non è un viaggiatore avventuroso come Odisseo, ma un uomo costretto dal fato. La prima scena è un recitativo, e la scena XVIII, un lungo monologo di Enea, è centrale e si conclude con un'aria. Metastasio formalizzò l'inserimento dell'argomento nei melodrammi, una pratica già diffusa nel '600.

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