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teoria dell'identità sociale

Università degli Studi di Padova scienze dell'educazione e della formazione Curriculum servizi educativi per l'infanzia 2019
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Anteprima pagina 1 — teoria dell'identità sociale

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Di cosa parla

  • La Teoria dell'Identità Sociale, sviluppata da Henri Tajfel, postula che l'individuo definisca la propria identità e l'immagine di sé in parte attraverso l'appartenenza e l'immagine dei gruppi sociali a cui sente di appartenere.
  • Questo processo avviene tramite la categorizzazione sociale, dove l'individuo identifica diversi gruppi sociali, si identifica con un proprio gruppo (ingroup) e confronta quest'ultimo con altri gruppi (outgroup).
  • Il confronto tra ingroup e outgroup è costante e cruciale per l'autostima individuale. Un esito favorevole all'ingroup aumenta l'autostima, mentre uno sfavorevole può generare un'identità sociale non soddisfacente.
  • Per mantenere o aumentare l'autostima, gli individui adottano strategie sociali, come il favoritismo per l'ingroup (intergroup bias) e l'enfatizzazione delle sue caratteristiche positive.
  • Tajfel ha studiato questi fenomeni attraverso il paradigma dei gruppi minimali, che consente di osservare gli effetti dei confronti intergruppo anche quando l'appartenenza a un gruppo è l'unico elemento saliente, senza che ci siano legami personali o interazioni precedenti tra i membri.
  • Un esperimento classico ha coinvolto 64 ragazzi, divisi arbitrariamente in gruppi ("sovrastimatori" vs "sottostimatori") basandosi su criteri irrilevanti.
  • Ai partecipanti veniva chiesto di distribuire ricompense monetarie tra un membro del proprio gruppo e un membro dell'altro, utilizzando matrici che presentavano diverse opzioni.
  • Le strategie di distribuzione possibili includevano: il Massimo Profitto per il proprio gruppo (MIP), il Massimo Profitto Congiunto (MJP) per entrambi i gruppi, e la Massima Differenziazione (MD) a favore del proprio gruppo, anche se ciò comportava una minore ricompensa assoluta.
  • I risultati di tali esperimenti hanno dimostrato una chiara tendenza a favorire l'ingroup, anche in assenza di una storia condivisa o di un'interazione reale, supportando l'idea che la semplice categorizzazione sia sufficiente a generare discriminazione intergruppi.

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