Appunti VERIFICATO

sbobine DIA

Politecnico di Torino ingegneria biomedica 2017
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Di cosa parla

  • I Dispositivi Impiantabili Attivi (DIA) sono impiantati nel corpo umano, alimentati da una sorgente energetica interna (principalmente batterie) e mirano a supportare o migliorare la vita del paziente.
  • L'evoluzione dei DIA è stata influenzata da una lenta curva di apprendimento per i medici, problemi di accettazione da parte dei pazienti e la necessità di dispositivi affidabili e longevi.
  • Le prime sorgenti energetiche includevano batterie Zinco-Ossido, con breve durata (1-3 anni) e problemi di emissione di gas.
  • La batteria Litio-Iodio, introdotta nel 1972, è diventata lo standard per i pacemaker, offrendo un'autonomia di 8-10 anni, stabilità di tensione (2.8V) e correnti di scarica basse (10-15 µA). I test accelerati di scarica sono cruciali per valutarne la durata.
  • Per i defibrillatori, che richiedono elevate correnti di scarica per brevi periodi (80-35J), sono state sviluppate batterie Litio/SVO (Silver Vanadium Oxide), con maggiore densità energetica e capacità di erogare fino a 2A.
  • Altre tecnologie di batterie includono Litio/CFx (Carbon Monofluoride), con buona densità energetica e scarica piatta, e Litio/Cloruro di Tionile (3.6V), nota per l'efficienza ma meno diffusa negli impiantabili.
  • La tele-aumento (trasferimento di energia) e la telemetria (trasferimento di informazioni) sono cruciali per la gestione dei DIA.
  • Il metodo principale per il trasferimento di energia e informazioni è il trasformatore induttivo, basato sull'accoppiamento magnetico tra una bobina esterna e una interna. Le sfide includono la dimensione delle bobine, il riscaldamento dei tessuti e la gestione della frequenza.
  • La trasmissione di informazioni dall'interno all'esterno (telemetria diagnostica) può avvenire tramite l'impedenza riflessa, analizzando le variazioni nel primario indotte da modifiche di carico nel secondario.
  • La programmazione (dall'esterno all'interno) utilizza anch'essa il trasformatore induttivo, con protocolli di comunicazione come l'half-duplex.

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