Dispense VERIFICATO

Corti Europee

Università degli Studi di Roma - La Sapienza Management delle tecnologie, innovazione e sostenibilità 2020
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La politica ambientale europea, guidata dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che le restrizioni alla libera circolazione delle merci sono legittime solo per tutelare la salute pubblica e l'ambiente, come evidenziato nelle sentenze Cassis de Dijon e Olii usati. In Italia, il caso Ilva di Taranto ha portato a una condanna della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per violazione del diritto alla vita privata e all'efficacia del ricorso, in quanto lo Stato non ha adottato misure adeguate contro l'inquinamento industriale.
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  • La giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha influenzato lo sviluppo del diritto ambientale europeo stabilendo che le restrizioni alla libera circolazione delle merci sono giustificate quando sussiste un'esigenza di tutelare l'ambiente, come evidenziato nelle sentenze Cassis de Dijon, Olii usati e Bottiglie dani.
  • La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia nella causa Cordella e altri per violazione dell'articolo 8 (diritto alla vita privata) e dell'articolo 13 (diritto a un ricorso effettivo) a causa della mancata protezione degli abitanti di Taranto dalle emissioni inquinanti dell'acciaieria Ilva.
  • Le sentenze della Commissione Europea contro l'Italia hanno evidenziato il mancato rispetto degli obblighi derivanti dalla direttiva 2008/1/CE sulla prevenzione dell'inquinamento e dalla direttiva sui valori limite di qualità dell'aria, portando a violazioni per non aver ridotto i livelli di PM10 e altri inquinanti.
  • Il caso Ilva ha visto un complesso intreccio tra provvedimenti giudiziari di sequestro preventivo, autorizzazioni integrate ambientali modificate e decreti legislativi di "salva-impresa" che hanno concesso amnistie penali e proroghe per l'attività industriale, sollevando questioni sul bilanciamento tra interessi economici e tutela della salute.
  • La Corte di Strasburgo ha sottolineato che, pur riconoscendo il margine di apprezzamento delle autorità nazionali, le politiche ambientali devono invertire la rotta nel più breve tempo possibile per porre fine alle violazioni dei diritti fondamentali legati all'ambiente e alla salute.
  • L'abbandono dell'acciaieria Ilva da parte del gruppo ArcelorMittal nel 2019 è stato motivato ufficialmente dalla cancellazione dello "scudo penale" introdotto dal decreto Crescita e successivamente soppresso dalla legge di conversione, rendendo nuovamente esposto alla responsabilità penale chi gestisce l'impianto.

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