Riassunto "Addio al lavoro".
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Di cosa parla
- La globalizzazione neoliberista ha innescato un cataclisma nel mondo del lavoro caratterizzato da una radicale inversione della divisione internazionale del lavoro, che ha spostato l'80% dell'occupazione industriale fuori dai paesi occidentali e messo in concorrenza diretta gli operai dei paesi sviluppati con quelli dei paesi emergenti.
- Il mercato mondiale del lavoro è diventato pienamente globale grazie alla femminilizzazione della forza-lavoro, all'aumento dei flussi migratori e a un'offensiva statale senza precedenti contro la stabilità occupazionale, portando a una crescita strutturale della disoccupazione e della povertà.
- L'introduzione del toyotismo ha sostituito le rigide gerarchie tayloriste con forme di controllo più sottili che mobilitano le risorse intellettuali dei lavoratori per eliminare gli sprechi e aumentare la produttività, fondando l'azienda su un feticismo del mercato e della qualità.
- L'avvento delle tecnologie informatiche non ha liberato il lavoro dall'alienazione, ma ha favorito nuove forme di sfruttamento cognitivo e di controllo digitale, integrando i lavori immateriali nella logica capitalistica dell'estrazione di plusvalore.
- Il capitale globale sta sostituendo il lavoro stabile con molteplici forme di precarietà e informalità, ampliando la massa dei lavoratori eccedenti per ridurre i salari globali e intensificare l'auto-sfruttamento della forza-lavoro in tutte le sfere produttive.
- L'automazione e la rivoluzione tecnologica possiedono un potenziale emancipatore solo se guidate da una logica di produzione di beni socialmente utili, altrimenti rimangono strumenti del sistema produttore di merci che dissipa il lavoro vivo attraverso intensificazione e licenziamenti.
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