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Di cosa parla
- Il diritto del lavoro dell'Unione Europea è nato storicamente con l'obiettivo primario di garantire il funzionamento del mercato unico, portando inizialmente a una politica di non intervento nel campo sociale e giustificando l'assenza di politiche sociali fino agli anni '70.
- Dopo la crisi energetica e le proteste operaie degli anni '70, l'equilibrio tra valori economici e sociali è stato ridefinito, permettendo l'adozione della prima direttiva sui collettivi di ridondanza nel 1975 e stabilendo che le norme minime per la salute e la sicurezza non ostacolano lo sviluppo delle imprese.
- La transizione dal voto a unanimità alla maggioranza qualificata, introdotta dall'Atto Unico Europeo del 1986 e consolidata dai trattati successivi, ha permesso di superare il blocco britannico e adottare direttive fondamentali su orari di lavoro, maternità e sicurezza sul lavoro.
- Il dialogo sociale tra le parti sociali europee (imprese e sindacati) è diventato uno strumento legislativo chiave, specialmente dopo la Carta Sociale Europea del 1989 e l'Amsterdam Treaty, per integrare i diritti dei lavoratori nel trattato stesso.
- L'introduzione dell'Euro e i vincoli di bilancio imposti dal Patto di Stabilità e Crescita hanno limitato la capacità degli Stati membri di attuare politiche sociali autonome, evidenziando il persistente dissenso tra gli aspetti economici e quelli sociali dell'UE.
- Il Trattato di Lisbona del 2009 ha conferito valore giuridico vincolante alla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, rafforzando la tutela dei diritti dei lavoratori e integrando il dialogo sociale come base giuridica per l'adozione delle normative sul lavoro.
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