Mallarmé e Rimbaud in Italia
Di cosa parla
La ricezione di Arthur Rimbaud e Stéphane Mallarmé in Italia è un percorso complesso e affascinante, analizzato dal 1884 al 2018:
- Ricezione Editoriale e Accademica (1946-2018):
- Le opere di Rimbaud e Mallarmé sono state continuamente pubblicate in Italia da diversi editori.
- Per Rimbaud, edizioni celebri includono quelle curate da Luigi Galeazzo Tenconi (1947), Alessandro Parronchi (1949), Orsola Nemi (1951), Mario Matucci (1952, 1954) e Anna Luisa Zazo (1961).
- Mallarmé ha avuto meno edizioni poetiche, tra cui quelle di Adriano Guerrini (1954), Fusero (1957), Luigi De Nardis (1961), Luciana Frezza (1966), Massimo Grillardi e Paolo Manetti (1976). Le sue prose includono "Poemi in prosa e opera critica" (1963).
- Ricezione Accademica:
- Per Rimbaud, il processo accademico si è consolidato negli anni '30 grazie agli allievi di Luigi Foscolo Benedetto, con una piena accettazione negli anni '50 e '60 (Carlo Bo, Mario Matucci, Piero Bignongiari).
- Mallarmé ha avuto una ricezione più rapida, entrando nell'Accademia italiana già negli anni '30, con il sostegno di Carlo Bo e Ungaretti. Studi importanti sono stati pubblicati da Mario Luzi (1952, 1956) e Francesco Piselli.
- Incursioni e Influenza (1911-1954):
- Il dopoguerra ha favorito la diffusione di Rimbaud e Mallarmé, visti come espressione di un "nuovo essere dell'Io" e di una "nuova poesia", con la "scomparsa del poeta" teorizzata da entrambi.
- Ardengo Soffici: Figura chiave per Rimbaud, autore della prima monografia fuori dalla Francia (1911) e traduttore.
- Giuseppe Ungaretti: Considerato "discepolo modernista di Mallarmé", ha affrontato anche Rimbaud, pur con divergenze poetiche (Rimbaud: esplorazione abissale; Mallarmé: realtà nella parola).
- F.T. Marinetti: Il suo rapporto con Mallarmé fu altalenante, oscillando tra ammirazione iniziale (1902), critica aspra nei manifesti futuristi e ritorno all'apprezzamento (1916), vedendo i due poeti come riferimenti generazionali.
- L'Era Ermetica: Durante gli anni '20-'40, Mallarmé fu più in voga per i suoi toni distaccati, diventando un antidoto alla retorica fascista e centrale per ermetici ed esistenzialisti.
- Prime Reazioni e Contese (1884-1900):
- Prime apparizioni: Rimbaud e Mallarmé compaiono per la prima volta su "Fanfulla della Domenica" nel 1884. Rimbaud ebbe anche contatti personali in Italia, come l'ospitalità a Milano nel 1875 e interazioni con esploratori italiani.
- Eduard Rod: Il primo a menzionare Rimbaud e Mallarmé in Italia, definendoli "sinistra estrema dell'arte" e esprimendo opinioni miste, lodando Mallarmé ma criticando Rimbaud.
- Il "Dottor Bugia": Nel 1885, una recensione molto negativa su "Il pungolo della Domenica" etichettò i simbolisti francesi come "ubriachi" e la loro poesia "eunuca".
- Vittorio Pica: Fu tra i primi a cogliere il merito di Rimbaud e Mallarmé, difendendo i simbolisti e introducendo la storia della relazione tra Verlaine e Rimbaud, che contribuì a creare la loro "cattiva fama".
- Critici e Oppositori: Personaggi come Panzacchi definirono il Simbolismo una "rosolia", mentre Girolamo Ragusa Moleti ("il boia dei simbolisti") attaccò aspramente la poesia di Rimbaud.
- Influenza Italiana: Scrittori come Giovanni Pascoli ("Myricae") e Luigi Pirandello subirono l'influenza del simbolismo, pur con risposte ironiche o critiche.
- Conclusione del Primo Periodo: Agli inizi del '900, il simbolismo si consolida in Italia, con Rimbaud e Mallarmé che entrano a pieno titolo nel panorama letterario europeo, influenzando opere come "Stabat nuda aestas" di D'Annunzio.