Psicologia dell'educazione per la disabilità.
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Di cosa parla
- L'approccio sociale alla disabilità ha sostituito la visione medica patologica degli anni '70, considerando l'inclusione scolastica come responsabilità della società per rimuovere barriere architettoniche, pregiudizi e discriminazioni.
- Il modello ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento) si basa su una valutazione multidimensionale che analizza strutture corporee, attività/partecipazione e fattori contestuali ambientali o personali invece di limitarsi all'etichetta diagnostica medica.
- I Bisogni Educativi Speciali definiscono un quadro complesso che include disabilità certificata (Legge 104), disturbi del neurosviluppo come l'autismo, nonché svantaggi socio-economico e linguistico che ostacolano il successo scolastico.
- La valutazione funzionale dinamica si distacca dall'etichettamento statico per elaborare progetti educativi personalizzati basati sui punti di forza e debolezza del bambino, aggiornando le strategie ogni sei mesi in collaborazione con la famiglia.
- L'intervento riabilitativo integra diverse figure professionali (mediche, psicologiche, logopediche) mirate a mantenere o migliorare competenze specifiche attraverso obiettivi chiari, strumenti adatti all'interesse dell'alunno e criteri di verifica misurabili.
- La disabilità uditiva comporta fragilità nello sviluppo del linguaggio determinate dalla riduzione acustica congenita o acquisita, richiedendo interventi precoci per favorire l'apprendimento della lingua verbale residua o la comunicazione tramite lingua dei segni.
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