"Teorie della Persuasione" per esame Psicologia dei Processi di Cambiamento (Psicologia della Comunicazione Persuasiva)
Di cosa parla
- Il documento introduce i "fear appeal" come messaggi persuasivi volti a modificare comportamenti non salutari (es. fumo) suscitando paura.
- Questi messaggi sono composti da una componente di minaccia (conseguenze negative) e una di risposta raccomandata (azioni per evitare la minaccia).
Drive Model (Howland, Janis & Kelly, anni '50):
- La paura agisce come "drive" emotivo che motiva a cercare risposte per ridurre la tensione.
- Propone una relazione curvilineare tra paura e persuasione: una paura moderata porta al maggior cambiamento, mentre troppa o troppo poca paura sono inefficaci.
- Attribuiva un ruolo forte alle emozioni nei processi cognitivi.
Modello delle Risposte Parallele (Leventhal, 1970):
- Criticò il Drive Model, ponendo meno enfasi sull'emozione e più sui processi cognitivi.
- Suggerisce due processi distinti in parallelo: il controllo del pericolo (problem solving, adattivo) e il controllo della paura (emotivo, disadattivo come diniego).
- La conoscenza media l'emozione, non viceversa.
Teoria della Motivazione alla Protezione (PMT) (Rogers, 1975, rivista 1983):
- Si concentra sul "controllo del pericolo" di Leventhal.
- Identifica componenti del messaggio (probabilità e gravità della minaccia, efficacia della risposta, auto-efficacia) e mediatori cognitivi.
- Propone due valutazioni: quella disadattiva (della minaccia) e quella adattiva (delle strategie di coping).
- La motivazione alla protezione è stimolata da processi cognitivi, non dalla paura direttamente.
- L'equazione chiave è: [Premi – (gravità + suscettibilità)] × [(risposte efficaci + auto-efficacia) – costi] = risultato.
Modello Esteso dei Processi Paralleli (EPPM) (Witte, 1992):
- Considerato un'integrazione delle precedenti teorie, è il modello più accreditato.
- Promuove due valutazioni cognitive: della minaccia (suscettibilità e gravità) e dell'efficacia (auto-efficacia e efficacia della risposta).
- Gli esiti possibili sono: assenza di reazione, controllo del pericolo (quando l'efficacia percepita è alta, si adotta il comportamento raccomandato) o controllo della paura (quando l'efficacia percepita è bassa, si adottano strategie difensive).
- I messaggi sono efficaci quando attivano il controllo del pericolo, portando a cambiamenti di atteggiamento, intenzioni e comportamenti.